Maleducazione civica

Ho letto che di fronte al perdurare, ed anzi all’aggravarsi, della crisi demografica, resa drammaticamente evidente dai dati relativi al numero dei nati nell’anno da poco trascorso, il governo starebbe per varare iniziative di contrasto. Ricordo (vantaggio dell’età) che anche in Francia un mezzo secolo fa si lamentava una crisi analoga. Furono quindi avviati provvedimenti, che in un tempo non troppo lungo mostrarono di essere efficaci, e dimostrano di esserlo ancora: i genitori francesi sanno che i loro bambini saranno accolti nei nidi, e che successivamente troveranno posto nelle scuole per l’infanzia. Alla nascita di un bambino corrisponde una sostanziosa riduzione del carico fiscale (la misura cresce di rilevanza alla nascita di altri bambini). Le donne non sposate sanno di poter contare su un sostegno non solamente verbale per far fronte alle responsabilità che le attendono con la maternità. In breve, i bambini non sono considerati solo un problema per i genitori, ma occuparsi del loro benessere e della loro educazione è un impegno per tutta la collettività. Ebbene, si poteva pensare che provvedimenti analoghi fossero in preparazione anche in Italia. Invece, sembra che per contrastare la crisi demografica non si sia andati oltre l’organizzazione di una speciale giornata dedicata alla fertilità. Mi rendo conto di stare offrendo l’ennesimo prova della mia faziosità: quella che dovrebbe essere celebrata il prossimo 7 maggio non sarà una giornata della fertilità, ma un fertility day. Tutta un’altra cosa, non vi pare? Certamente posiamo attenderci che il problema sia avviato a soluzione, com’è avvenuto ogni volta che iniziative più o meno formali siano state denominate, anziché con la lingua del piovano Arlotto, con quella di Anthony Trollope (chissà perché ho qualche ritegno a dire la lingua di Dante o di Shakespeare). Non è stato così col jobs act? E la spending review non è stata la svolta risolutiva per il risanamento dei conti pubblici? Ma già prima grandi riformatori ci avevano illustrato come fosse essenziale la devolution o perché si dovesse votare in un election day. Né posso ignorare che finalmente c’è chi si è proposto di dare soluzione al problema dell’adozione (chiedo scusa, adoption) degli stepchildren e che sta per essere varato un Freedom of Information Act.

Vorrei sapere: 1) perché i nostri governanti provino un’attrazione fatale per indicare in un’altra lingua ciò che potrebbero dire in italiano; 2) se lor signori siano mai stati informati dai loro grilli saggi sulla consistenza della frazione di concittadini che comprende il significato di espressioni come quelle prima menzionate; 3) se chi è responsabile di certe scelte linguistiche si renda conto delle conseguenze che esse hanno sui bambini, i ragazzi, gli  adulti. Siamo di fronte a una professione di subalternità  che si estende ben oltre lo scempio della lingua italiana. Si direbbe che la maleducazione civica sia la sola attività educativa che non conosce crisi.

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