La Repubblica e l’educazione

Referendum 1946

Sono trascorsi settant’anni da quel 2 giugno 1946 in cui si realizzava un intento che era insieme politico ed educativo. Se è vero che il conseguimento nel 1861 dell’Unità italiana aveva posto le premesse per la costruzione di una nuova realtà nazionale, erede di una grande tradizione storica e culturale, è anche vero che quella svolta nella storia d’Italia fu avvertita solo dagli spiriti più illuminati e che troppi altri restarono in una condizione di passività, più o meno rassegnata. L’istituto monarchico, che pure aveva avuto un ruolo essenziale per la nascita della nuova Italia, si poneva come titolare di un sistema di valori già definito, condiviso da quegli strati di popolazione che la sorte aveva favorito e che si attendevano di conservare il vantaggio di cui disponevano. La Repubblica ha rovesciato quella gerarchia di valori, accogliendo le passioni e le aspirazioni di tutti, ma condividendo anche le sofferenze di tanti, da sempre relegati ai margini della vita sociale.

Il programma educativo della Repubblica consisteva per un verso nella definizione delle regole per la vita democratica, e per un altro verso nella creazione di una cultura comune del popolo italiano, che trovava nella lingua nazionale il suo punto di sintesi. La scuola ha avuto una parte essenziale nel dar corpo alle due dimensioni della virtù repubblicana. Ed è per questo che proprio oggi, nel giorno della Festa della Repubblica, mi sono ricordato di alcuni versi che un amico spagnolo, Gorka Larrabeiti, dell’Istituto Cervantes, mi ha inviato qualche giorno fa. Gorka li aveva scritti durante un viaggio in aereo fra Roma e Torino e per comporli si era servito, come materiale verbale, di ciò che leggeva nelle pagine di uno dei non molti quotidiani nazionali. Ve li propongo:

 

Dolce stil novo

Booooommmm!!!!

Good banks, bad banks

bail-in, bail-out

import, export

output, input

big boards

hedge funds

joint ventures

timing pressing dumping coaching fracking

tests, teams, OK, sex, hi-tech

shocks, stocks, bombs, bonds, crack

premier, partner, leader, power

psycho wellness fitness

stop asset commodities

quantitative easing

investment grade day

the sound and the fury

and the spiders from Mars

know-how to save the children

soft law no comment:

REVOLUTION.

Ringrazio Gorka per l’invito a riflettere, e insieme per aver posto l’attenzione, con feroce ironia, su un uso del linguaggio che non ha nulla da invidiare al latinorum di don Abbondio. L’uso ingiustificato e strumentale di parole ed espressioni prese a prestito da altre lingue ha un significato politico. È un segnale dell’attenuazione della spinta che aveva portato la maggioranza del nostro popolo a compiere la scelta repubblicana. Vorrei, spero con tanti altri, che la Repubblica riacquisti tutta la sua funzione educativa.

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2 pensieri su “La Repubblica e l’educazione

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