La riforma di Charlie Brown

Si direbbe che l’unico criterio di rifermento per le innovazioni che si vogliono introdurre nella scuola sia ormai costituito dalla sua provenienza d’oltre Oceano e dalla sua denominazione in inglese. Oggi vanno per la maggiore proposte di rilievo istituzionale  e didattico (per esempio, l’homeschooling) che non si capisce per quale ragione, che non sia una manifestazione di esotismo provinciale, dovrebbero essere prese in considerazione. Oltretutto, il più delle volte di nuovo c’è ben poco: nel caso dell’homeschooling si fa riferimento a un istituto tradizionale nella legislazione scolastica italiana, che in un primo tempo era indicato come scuola paterna e successivamente, con opportuna correzione, scuola parentale. Se poi volessimo risalire a una lontana analisi dei vantaggi e degli svantaggi che comporta l’educazione in famiglia, contrapposta a quella collettiva,  dovremmo riprendere in mano le Istituzioni di Quintiliano. Può darsi che le mie interpretazioni siano malevole, ma non posso evitare di chiedermi perché certe soluzioni siano generosamente riservate alla scuola italiana e non mostrino di essere apprezzate, quanto vorrebbero che lo fossero da noi, là dove sono state originariamente elaborate, ossia negli Stati Uniti. Perso che ai profeti dell’innovazione per le province imperiali si dovrebbe rivolgere il consiglio contenuto nel Vangelo di San Luca (4, 23): medice, cura te ipsum! Certo è che le scuole degli States non hanno meno bisogno delle nostre di risalire dalle profondità nelle quali sono scivolate. I provinciali nostrani avranno presto l’opportunità  di  dimostrare la loro sapienza da tablerondisti de omni et de nullo: se non ci saranno ripensamenti, si starebbe introducendo anche da noi la scala a cinque lettere (dalla A alla E) che tutti conosciamo perché utilizzata di frequente da Charles M. Schulz per caratterizzare con simboli che hanno finito con l’acquisire precise significati connotativi i personaggi delle sue strisce. Così Charlie Brown, il bambino che indossa un maglione con la greca, era sempre valutato con la lettera C, corrispondente nelle rappresentazioni collettive a un giudizio di mediocrità: consola sapere che i nostri riformatori pensano in grande.

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