Si può fare finta di niente?

Levitin_The Organized MindIn un interessante articolo pubblicato sul Corriere della Sera, Ruggiero Corciella riferisce le conclusioni cui è giunto il neuroscienziato Daniel J. Levitin circa gli effetti sulla mente del multitasking. Su tale argomento cita uno studio di Russ Poldrack, neuroscienziato a Stanford, secondo il quale nel processo di apprendimento mentre si fa multitasking le nuove informazioni sono dirette verso la parte sbagliata del cervello. Levitin spiega con un esempio che cosa accada: “Se (…) gli studenti studiano e guardano la TV allo stesso tempo (…), le informazioni acquisite dai loro compiti si indirizzano al corpo striato, una regione specializzata nella memorizzazione di nuove procedure e competenze, non di fatti e idee. Senza la distrazione della TV, invece, le informazioni raggiungono l’ippocampo, dove vengono organizzate e classificate in una varietà di modi, rendendo più facile recuperarle”. Non ho ancora letto il libro di Levitin (dovrei riceverlo entro pochi giorni), ma mi sembra che offra ulteriori argomenti a favore di una linea di prudenza nell’uso di dispositivi tecnologici. Ormai la letteratura sull’argomento, che fa riferimento a ricerche condotte in molti paesi, è veramente imponente. Mi chiedo come sia possibile continuare ad assumere posizioni trionfaliste circa le opportunità offerte dalle risorse tecnologiche senza, quanto meno, una riflessione sui possibili effetti negativi di certe scelte. Si ripetono ossessivamente formule messianiche circa i benefici che arrecherà la scuola digitale, ma ci si guarda bene dal dimostrare che gli annunci non sono solo tali. Il nuovismo tecnologico ormai costituisce una forma di ideologia, insensibile agli argomenti di chi non crede che si sia all’alba di una mirabile stagione di progresso. Intanto le scuole spendono i pochi soldi di cui dispongono per l’acquisto di materiali e impianti dei quali ciò che può dirsi senza tema di smentita è che sono destinati a una rapida obsolescenza. Ma sembra che neanche questa sia una ragione per riflettere.