Grazie, Tullio

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Ho conosciuto Tullio De Mauro nei primi anni sessanta, quando ero studente di filosofia. De Mauro era un giovane assistente: nel 1963 pubblicava, presso Laterza, un libro fondamentale, la Storia linguistica dell’Italia unita, che richiamò l’interesse non solo dei linguisti, ma di un pubblico molto più ampio, per la varietà dei collegamenti che vi erano individuati con altri campi della ricerca. Tra quanti trassero vantaggio da quel libro c’ero anch’io: quello proposto da De Mauro era un percorso attraverso lo sviluppo del sistema scolastico italiano dopo il 1861. Se la linguistica era il principale interesse di De Mauro, l’educazione lo era quasi altrettanto. Per tanti decenni il suo impegno, le sue analisi, le sue proposte hanno contribuito a diffondere nel Paese la cultura dell’educazione. Per una breve stagione, quando all’inizio del nuovo secolo è stato Ministro della Pubblica Istruzione, si è potuto pensare che vi fossero le condizioni perché il disegno riformatore a definire il quale avevano concorso un gran numero di insegnanti, di ricercatori, di politici incominciasse a diventare realtà. Invece, con l’insediamento del governo della Destra dopo le elezioni del 2001, i segnali di crisi che già si avvertivano hanno mostrato di essere stati solo la premessa per una devastazione del faticoso lavoro che in un secolo e mezzo aveva cambiato il profilo culturale del Paese, consentendo alla generalità dei bambini e dei ragazzi di fruire d’istruzione negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza.

Nella fotografia compare Tullio De Mauro mentre svolge il suo intervento nell’incontro al Museo Epigrafico col quale, il 16 gennaio del 2013, si sono ricordati i venti anni di Cadmo. Giornale italiano di Pedagogia sperimentale. Ora Tullio ci ha lasciati: per onorarne la memoria occorre impegnarsi a proseguire la sua battaglia per una autentica riforma della scuola.

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